"Non era successo niente" di Gabriél De Santis: un romanzo oltre gli stereotipi
"Non era successo niente" è un romanzo sui non detti, sull’identità, sulla bisessualità, sulla memoria emotiva e sulle relazioni difficili da definire. In questa intervista il suo autore, Gabrièl De Santis, ci offre la chiave di lettura di una storia che esce dagli schemi e dai sentieri battuti.
1) Ci sono persone che continuano a vivere in noi anche quando apparentemente non è successo niente, come recita il titolo del suo romanzo. Il protagonista del libro, Davide, come vive i non detti che caratterizzano questo tipo di relazioni?
Davide vive i non detti come domande che continuano a lavorare dentro di lui. Ripensa a un gesto, rilegge una frase, cerca di capire se una vicinanza avesse per l’altro lo stesso significato che aveva per lui. In questa ricerca rischia di restare sospeso: ogni silenzio può diventare sia una speranza sia un rifiuto. Mi interessava raccontare il dolore particolare di un legame di cui si avverte la perdita senza sapere nemmeno come chiamarlo. Il titolo nasce anche da questa contraddizione: apparentemente non è successo nulla, eppure qualcosa ha modificato il modo in cui Davide si guarda. La sua difficoltà è riconoscere il valore di ciò che ha sentito anche quando l’altro non gli offre una spiegazione.
2) In "Non era successo niente", Lei, Gabriél, affronta il tema della bisessualità, senza cadere, però, negli stereotipi. Senza svelarci troppo della trama, vuole parlarci di questo aspetto?
Ho voluto raccontare la bisessualità attraverso la vita emotiva di una persona, lasciando che emergesse dai suoi rapporti e dal modo in cui impara a comprendersi. Davide ama Clara e prova attrazione per degli uomini: il romanzo prende sul serio entrambe queste verità. Mi premeva evitare che il lettore fosse spinto a considerare una delle due un inganno o una fase destinata a essere cancellata dall’altra. Anche la fedeltà riguarda le scelte compiute dentro una relazione, non può essere dedotta dall’orientamento. Davide ha contraddizioni, desideri e fragilità che gli appartengono come individuo; non vuole rappresentare tutte le persone bisessuali. Spero che proprio questa specificità permetta di incontrarlo come personaggio, prima di giudicarlo attraverso una categoria.
3) Quali sono le paure di Davide in relazione alla sua bisessualità?
Davide teme soprattutto che riconoscere una parte di sé possa mettere in discussione tutto il resto. Ha paura di ferire Clara, di perdere la vita che ha costruito e di vedere il proprio amore giudicato meno autentico. C’è poi il timore dello sguardo degli altri: essere considerato confuso, inaffidabile, incapace di scegliere. Sono giudizi che può finire per rivolgere anche contro se stesso. Per questo dare un nome al proprio orientamento non risolve immediatamente ogni difficoltà. Deve imparare a distinguere ciò che sente dalle azioni che decide di compiere e dalla colpa che anticipa ancora prima di aver fatto qualcosa. Ho cercato di lasciare spazio a questo percorso senza trasformarlo in una rivelazione improvvisa capace di sistemare ogni cosa.
4) Clara, moglie di Davide, nel romanzo ha una funzione particolare, che non è quella che il lettore si aspetterebbe. Ci accenna qualcosa in merito?
Clara è la donna che Davide ama, con cui condivide una vita che conserva il proprio valore anche quando lui si confronta con sentimenti difficili da comprendere. Mi interessava evitare che diventasse semplicemente l’ostacolo tra il protagonista e la scoperta di sé, oppure una figura sacrificata per rendere più intensa un’altra relazione. La sua presenza dà peso alla quotidianità, alla tenerezza e alla responsabilità di stare insieme. Al tempo stesso, comprenderlo non significa non poter provare fatica o avere esigenze proprie. Ho cercato di preservare questa umanità: Clara non deve assolvere Davide né risolvere al suo posto le sue domande. Il loro amore appartiene al centro del romanzo e chiede al lettore di tenere insieme aspetti che spesso vengono raccontati come inconciliabili.
5) Nel suo libro si toccano pure temi come l'ansia, gli attacchi di panico, il burn-out lavorativo. Che ruolo hanno nell'economia della storia?
Questi temi incidono sul modo in cui Davide attraversa le giornate, interpreta i rapporti e affronta le distanze. Il lavoro occupa una parte importante della sua vita e può diventare un luogo in cui il bisogno di sentirsi riconosciuto incontra stanchezza e vulnerabilità già presenti. Quando il malessere cresce, anche un silenzio o un cambiamento nella relazione con un collega può assumere un peso diverso. Ho voluto dare spazio a questo intreccio senza ridurre tutto a un’unica causa: la bisessualità non spiega l’ansia, così come una delusione affettiva non esaurisce il disagio lavorativo. Nella storia il corpo e la fatica rendono visibili i limiti di Davide, costringendolo a confrontarsi con ciò che riesce a sostenere e con ciò che ha bisogno di cambiare.
6) Qual è il messaggio che vuole lanciare ai lettori attraverso "Non era successo niente"?
Vorrei che il lettore si sentisse autorizzato a prendere sul serio ciò che prova, anche quando non riesce a dargli subito un nome o a raccontarlo agli altri. Possiamo essere segnati profondamente da un rapporto che non è mai diventato una storia riconoscibile. Questo non ci permette di attribuire all’altra persona sentimenti che non ha espresso, ma nemmeno ci obbliga a cancellare i nostri. Per me il punto più delicato del romanzo è proprio questo equilibrio: rispettare il mistero dell’altro e, nello stesso tempo, riconoscere la propria esperienza. Mi piacerebbe che restasse anche uno sguardo meno frettoloso sulle persone. Un matrimonio, un desiderio o un silenzio, presi da soli, non raccontano tutto di chi li vive.
7) Sta lavorando a qualcosa di nuovo, attualmente, Gabriél?
Sì, sto lavorando a nuove pagine. Mi interessa continuare a esplorare ciò che accade nelle relazioni quando una consapevolezza appena conquistata incontra di nuovo la vita quotidiana: capire qualcosa di sé è un passaggio importante, ma poi bisogna trovare il modo di abitarlo. Preferisco lasciare ancora riservati i dettagli del progetto, perché desidero che la storia trovi pienamente la propria forma prima di presentarla.

Anche la musica fa parte del mio percorso creativo e alimenta la mia attenzione al ritmo delle frasi, alle pause e a ciò che una voce lascia intuire. In questo momento il lavoro prosegue soprattutto attraverso l’ascolto dei personaggi e delle domande che continuano a pormi.
Un ringraziamento a Gabriél De Santis per avere partecipato a questa intervista.
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L'AUTORE
Gabriél De Santis è lo pseudonimo di un autore italiano che ha deciso di tenere separata l'identità privata dalla dimensione pubblica e letteraria.
La scelta dell'anonimato non è un artificio promozionale né un gioco narrativo: è un confine personale preciso. Permette al testo, ai personaggi e ai temi di rimanere al centro senza trasformare la biografia privata dell'autore nell'oggetto principale della comunicazione.





















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