IL FIELE NEL CUORE di Nives Tharafeo


Questo romanzo mi ha attratto fin da subito per due motivi: il titolo, suggestivo, e l’argomento intorno al quale ruota l’intera storia.

Un argomento di indubbia attualità se si considera che, in base al report presentato dal Viminale a ferragosto del 2022, le donne uccise nell’ultimo anno sono state 125, e, di queste, 68 hanno incontrato la morte per mano del partner o dell’ex.

Comincerò col dire che Il fiele nel cuore mi è piaciuto soprattutto per la capacità della sua autrice Nives Tharafeo di descrivere con molta delicatezza e sensibilità il legame fra la protagonista, Letizia, e la sua famiglia, composta dai due zii e dalla sorella Eleonora.

Ho apprezzato lo scavo psicologico che ha compiuto su tutti i personaggi principali: in primis su Letizia, ma anche su suo marito Alberto, e su Eleonora.

Mi ha colpito come le due giovani donne, sebbene l’educazione ricevuta sia la stessa, per differenze caratteriali, sviluppino un atteggiamento totalmente diverso nei confronti della figura maschile, in grado di influire pesantemente sulle loro scelte di vita.

Letizia, solare, ingenua, sempre alla ricerca d’amore, capace di perdonare anche l’imperdonabile, accetta di sposare il fidanzato che ha già dato prova di considerarla semplicemente una sua proprietà.

Eleonora, invece, al suo dà il benservito dopo il primo campanello d’allarme, perché, a differenza della remissiva sorella, ha molto patito la sottomissione materna nei confronti del marito.

Da questo libro emerge il quadro di una società ancora profondamente maschilista, nella quale la donna vive di fatto una condizione di inferiorità rispetto all’uomo.

Nelle pagine di questo libro, che andrebbe fatto leggere alle nuove generazioni, assistiamo alla crescita di Eleonora e Letizia al passaggio dall’adolescenza alla vita adulta: le vediamo imboccare strade diametralmente opposte, avere reazioni nettamente discordanti.

Eleonora possiede e ostenta sicurezza, è di una sincerità brutale, tanto da risultare, a tratti, perfino antipatica. Letizia è l’incarnazione della dolcezza, una dolcezza che però veste i panni di una pericolosissima arrendevolezza, che la condurrà ad annullare ogni sua aspirazione, a ritrovarsi prigioniera di una gabbia dorata.

Sarebbe perfetta per un libro della Norwood.

Fin qui, vi ho parlato di quanto mi è piaciuto.

Ci sono però degli aspetti di questo romanzo che mi hanno convinta un po’ di meno: prima di tutto il lessico, antiquato, libresco, che stona nei dialoghi. Le due sorelle sono adolescenti alla fine degli anni Ottanta, giovani donne dieci anni dopo, e certi termini ed espressioni eccessivamente forbite, sulle loro labbra, lasciano perplesse. L’autrice sembra non tenere conto del periodo in cui svolgono le vicende e anche del contesto.

Ad esempio, nel corso di un’accesa discussione col marito, dovuta alla scoperta di menzogne decennali, Letizia gli urla: “Sei un irriverente”. È poco credibile, fuori contesto e anche fuori tempo, appunto.

La trama presenta un’incongruenza cronologica e, quanto alla parte finale, tinta di giallo, contiene uno o due elementi che non convincono, ma per segnalarveli cadrei nello spoiler.

Lo scoprirete da soli.

In alcune parti il ritmo narrativo si fa eccessivamente lento, e il lettore boccheggia, in cerca di nuovi stimoli. Peccato, perché il tema è di spessore, la narrazione trasuda sensibilità, grazie alla delicata attenzione alla sfera emotiva dei personaggi.

In sintesi, "Il fiele nel cuore", sotto certi aspetti, andrebbe rifinito e migliorato.


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