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"Amori InVersi", silloge poetica di Tiziana Bruzzese



Quella di Tiziana Bruzzese è una poesia viscerale, fatta di versi ad alto voltaggio emotivo, sapientemente sciabolati sul foglio.


L’amore, in questa silloge si declina in esaltazione, attesa, delusione, impossibilità, rimpianto. È un sentimento “inverso”, che prende strade dall’esito inaspettato, che non accarezza l’anima, ma la strappa. Leggerne i versi, che sono frutto dell'esperienza personale dell’autrice, ha suscitato in me reazioni contrastanti. Mettere l’amato al centro della propria vita non sana il vuoto atavico che si vorrebbe colmare, ma l’approfondisce, non è "sano" fondare sull'altro la propria felicità. Considerazioni personali che nulla tolgono alla forza e alla bellezza di queste liriche, capaci di rendere con grande efficacia il tormento d’amore. Ho sentito l’urgenza di riportarle perché mi hanno accompagnato per tutta la lettura della raccolta, che non è affatto tiepida. Anche in questo risiede la sua forza: scuote, induce alla riflessione, provoca un rimescolio di sensazioni e riflessioni.


Tornando ai suoi contenuti, anche se il sentimento d’amore rimane il tema dominante, in alcune poesie l’attenzione di Tiziana si sposta dall’amato a sé stessa, come in Oltrepassare, ad esempio:

Vorrei fuggire

calpestare l’oltre

di questo orizzonte limite

che mi trattiene il passo.

Vorrei essere confine…

Oppure in cui, come in Pensieri Addomesticati, si sofferma a riflettere sulla condizione umana nella società attuale, sulla sua frenetica insensatezza: siamo “topi che corrono su ruote di plastica” – e come darle torto? Viviamo in modalità accelerata, senza oasi di sosta, costringendoci in perimetri e schemi di vita asfittici.


Leggendo questi versi, tutti nessuno escluso, si avverte con forza la voce di un’anima sensibile “destinata” all’infelicità in un mondo che non è in grado di seguirla nei suoi voli, o anche solo di capirla un po’, perché non conosce profondità, ma si ferma, autocompiaciuto, in superficie.

Non stupisce che, in un contesto simile, la poetessa si percepisca come un’isola/di pietre aguzze/lambita da burrasche/ e solitudine.

A correre in suo soccorso, per sua stessa ammissione, la natura, con la sua innegabile bellezza, e la poesia, con la sua funzione catartica che trova espressione anche in questa raccolta, capaci di darle un po’ di sollievo e ristoro.


Nella lirica conclusiva, Materna Attesa, il congedo di Tiziana dal lettore si compie con un auspicio consolatorio, che ancora una volta rimarca il ruolo centrale dell’amore nella sua vita. In questi versi la poetessa torna a delegare all’altro la sua felicità: “Aspetto qualcuno/ che disarmi il dolore (…)” – scrive – che porti cieli sgombri/ di fertili nubi (…) Ora in calma l’anima attende/ che meraviglia la colga (…)”.

 

TIZIANA BRUZZESE SI PRESENTA


Mi chiamo Tiziana Bruzzese. Sono nata e vivo in Calabria, a Gioiosa Ionica, in provincia di Reggio Calabria, con marito, figlie e un cane. Dopo varie interruzioni mi sto laureando in lettere moderne, con una tesi sulla lingua delle canzoni. Sono una grande appassionata di musica e letteratura.

Attualmente lavoro come docente precaria e assistente educatrice nelle scuole. Ho collaborato come giornalista pubblicista con varie testate online, ma la mia vera passione è sempre stata la poesia. Scrivere è sempre stata un’esigenza, uno strumento indispensabile per elaborare e filtrare la vita, per questo non ho mai pensato di pubblicare. L’anno scorso, però, ho deciso di mettermi in gioco, partecipando ad un concorso bandito da una casa editrice non a pagamento, la Montag e, così, ho inviato la mia silloge. Non ho vinto, ma hanno deciso di pubblicarmi.

 

 

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