"Come una libellula" di Maria Caparelli


La silloge “Come una libellula” di Maria Caparelli è una raccolta che trasuda dolcezza e umanità.

La si legge con piacere perdendosi nella musicalità dei suoi versi, nella adamantinità dei valori che veicola. In questi tempi oscuri e convulsi, udire una voce pura e genuina parlare di antichi valori, oggi misconosciuti, fa bene al cuore.

Si respira purezza in questa silloge, positività, forza d’animo, per quel processo alchemico che trasforma il piombo in oro, così la sofferenza rende l’anima, che sa farne tesoro, radiosa, trasformandola in fonte di Luce per gli altri. Di sofferenza Maria deve averne sperimentata tanta , per riuscire a elevare la propria anima così in alto.

Come una libellula, appunto, è caduta, si è rialzata, ha ritrovato se stessa e ha imparato a volare, perché di questo è fatta la vita di ognuno di noi. Lo ammette senza reticenze nella sezione "Ringraziamenti" del suo libro. La sua è una voce fuori dal coro, in una società che nega il dolore, fa di tutto per soffocarlo, ne ignora la funzione evolutiva, perfino salvifica, insistendo nel voler rimandare a tutti i costi un’immagine perfetta.

E ancora fuori dal coro questa poetessa appare quando tesse appunto l’elogio dell’imperfezione, in un mondo in cui essere perfetti è d’obbligo. “Siamo perfetti/ perché/ siamo/ imperfetti” scrive con la sua consueta semplicità che arriva al cuore in maniera diretta.

Non è un segreto, la smania di perfezione rende schiavi, mentre ciò a cui Maria anela è la libertà. Quello che vuole diffondere tramite i suoi versi è un messaggio di umanità e di pace e soprattutto di speranza, “perché, in fondo, in questa vita, tutto è possibile, compresa la felicità.”


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