"Uno che dove va non ritorna" di Mario Di Desiderio

Proprio in questi giorni sul mio profilo Facebook riflettevo sulla differenza fra fama e talento.

Oggigiorno, purtroppo, spesso non vanno di pari passo, almeno per quanto riguarda la realtà del nostro Paese.

Lo so, gli snob della lettura non saranno d'accordo con me. Mi riferisco a chi sale sul carro dei vincitori e legge e recensisce (se lo fa) solo i grandi nomi, perché così va sul sicuro, si uniforma alla massa. Del resto, usare il cervello comporta fatica e, soprattutto, per usarlo, il cervello, bisognerebbe avercelo.

Ci sono successi costruiti a tavolino, sovente spinti da scambi di favori a certi livelli che si traducono in eccellenti campagne di marketing, e penne geniali che languono nell'oscurità, o meglio, sepolte negli store on line.

Mario Di Desiderio non ha conquistato le luci della ribalta, ma dei lettori hanno impiegato un po'del loro tempo per recensire le sue opere. Di una delle due, mi sembra che su Amazon siano sparite parecchie recensioni, fra le quali sicuramente anche la mia.

Io le ho lette entrambe: "Con l'anima ai denti" e "Uno che dove va non ritorna".

Titoli ben congegnati, fuori dagli schemi come i suoi personaggi e, ci scommetterei, come lui. Si tratta di una deduzione, perché su questo autore non sono riuscita a reperire informazioni nel web. Niente di niente.

Anzi, se qualcuno di voi ne sa qualcosa, è pregato di contattarmi. La curiosità è troppa...

Ma veniamo al suo romanzo dal titolo "Uno che dove va non ritorna", storia originale, come il suo protagonista, Poulson, quarantenne, ateo, di origine scandinava, che ruota intorno al senso della vita e, almeno agli inizi della narrazione, agli inquietanti interrogativi sulla morte.

La prosa è scorrevole, la trama fuori dagli schemi e ricca di spunti di riflessione. Nella vita vince chi non è schiavo dell'opinione dei più e non si accontenta di modelli precostituiti; si può essere una famiglia anche senza che ci uniscano legami di sangue; non si può ricavare autentica soddisfazione da un'esistenza basata su vedute ristrette e interessi egoistici. Queste alcune delle considerazioni solo apparentemente scontate che affiorano nel corso della lettura.

Mario di Desiderio con questa sua opera si conferma, a mio parere, "narratore di razza". Con precisione chirurgica, fotografa gli stati d'animo dei suoi personaggi, le loro manie, i dubbi, le contraddizioni.

Di lui ho apprezzato almeno in uguale misura anche "Con l'anima ai denti". Di Desiderio ha il grande pregio di creare personaggi atipici e al contempo "veri" scavando in maniera magistrale nella loro interiorità fino a renderli estremamente familiari al lettore.

Mi domando come mai di un autore così in gamba non si sappia nulla. Vi avverto. Come tutti gli autori dotati di forte personalità potrà solo o piacervi tantissimo o non piacervi affatto.


Certo è che emerge dalla massa, e io ve ne consiglio volentieri la lettura.

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