"CANDELARDEN. COME UN GRANDE CERO ACCESO" di Stefano Mosele


Oggi voglio suggerirvi una lettura in cui mi sono imbattuta casualmente: è proprio vero che i migliori incontri spesso si fanno per caso.

"Candelarden. Come un grande cero acceso" di Stefano Mosele mi ha piacevolmente sorpresa. Il perché è presto detto.

Non conosco questo autore, ma il suo libro è decisamente superiore alla media per struttura, impianto narrativo, stile, correttezza lessicale e grammaticale, caratterizzazione dei personaggi, solo per citare alcuni aspetti. Stefano Mosele sa dosare bene la suspense, incuriosendo e intrigando il lettore, che, pagina dopo pagina, è sempre più invogliato a sapere e soprattutto a capire. Chi sono gli strani passeggeri del treno che lui descrive così abilmente? Qual è la vera natura della misteriosa voce narrante? Perché il controllore consegna ai viaggiatori un biglietto bianco e già obliterato pronunciando una frase dall'oscuro significato? Di colpo di scena in colpo di scena, la narrazione si sviluppa senza seguire un filo logico o una coerenza spazio-temporale. Ma la bravura dell'autore risiede anche in questo: nella fuga da qualsiasi schema, nell'apparente insensatezza dei contenuti, nell'atmosfera surreale che tutto avvolge... fino al finale, tutt'altro che scontato.

Il lettore si porrà molte domande sfogliando le pagine di questo libro... e l'autore sarà così abile a moltiplicarne i dubbi da lasciarlo quasi interdetto. Se questa storia - che si avvale anche di una prosa poetica, ricca di similitudini e metafore e contraddistinta da una forte carica emotiva - fosse una pièce teatrale, strapperebbe applausi a scena aperta.

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