"Bagliori di vita" di Daniela Biancotto


“Ciò che caratterizza le grandi passioni è l'immensità degli ostacoli da superare e l'oscura incertezza dell'evento.” (Stendhal) Una passione amorosa che brucia come il fuoco travolgendo tutto ciò che incontra e si alimenta della sua stessa fiamma che inevitabilmente affonda le radici nel dolore (πάθος, in greco significa sofferenza ma anche emozione), oscillando, come un pendolo impazzito, fra esaltazioni e abbattimenti: questo è quanto troviamo nei versi della Biancotto in “Bagliori di vita”, silloge nella quale l’autrice mette completamente a nudo l'anima di Anna, suicida per amore e protagonista di un suo romanzo, al momento inedito. Spietata, più raramente amica di sé stessa, Anna è la sua giudice più inflessibile, pronta a criticarsi senza un briciolo di compassione, abbandonandosi, nella misura in cui si sente abbandonata, crocifiggendosi per “colpe” più immaginarie che reali. “Mi sento come un cane randagio ferito dalla vita” dice di sé Anna; e ancora “una donna stupida, legata ai dolci ricordi di attimi fuggenti e bugiardi”. La passione, per sua stessa natura non conosce vie di mezzo, e lei, nella sua mente, ne trasforma l’oggetto, a seconda dei suoi comportamenti, ora in un angelo ora in un essere umano “superficiale come una piuma, egoista come la morte.” Daniela Biancotto fruga e scava nell’archivio della vita di Anna ripercorrendone eventi e fasi salienti: sposa felice, madre adottiva, moglie infelice e donna separata, nonna, innamorata solo a tratti corrisposta, per giungere alla conclusione di aver sempre patito una carenza d’amore. In qualità di essere sensibile ne ha un bisogno estremo e la sua mancanza è forse atavica, come remoto e forse insanabile è lo strappo che ha aperto in lei una voragine. Così, quando la disperazione si fa abissale, si spinge insanamente a invocare la morte, che le appare nelle ingannevoli vesti di una presenza “silenziosa e amorevole”. Qualche lirica sembra quasi il duplicato di un’altra, come, del resto, ripetitiva, perché ossessiva, è la passione amorosa quando tracima valicando gli argini della sopportazione, a rigirare il coltello nella piaga. Eppure fra i versi che narrano il percorso di questo personaggio immaginario, si intravedono “bagliori di vita”: nel suo desiderio di amare, nell’ebbrezza dei sensi, nell’amicizia come conforto, nell’affetto che l’unisce ai suoi animali domestici, nell’amore per la natura. Vi si avverte un anelito di speranza, il battito di un cuore che, pur immerso nella disperazione, continua a fremere. La poetessa Daniela Biancotto fa ricorso a metafore e similitudini suggestive, comunicando con estrema efficacia emozioni e sentimenti, disperazione e ansia di vivere o di morire, e trascinando il lettore in gorghi emozionali che lo travolgono nell’esatta misura in cui è l’autrice stessa a scoprirsi travolta dando vita al personaggio di Anna. Da leggere.


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