"Il Carnevale della vita" di Debora Cappa




“Il Carnevale della vita" è una silloge poetica che esprime il grido di un’anima pura anelante all’autenticità, in un mondo che va esattamente nella direzione opposta. L’estremo bisogno d’amore, di chiarezza e sincerità di Debora Cappa, rischia di rimanere insoddisfatto, in una società come quella attuale, salvo l’incontro con qualcuno che sia puro almeno quanto lei.

E allora ha il sopravvento la solitudine, non fisica ma dell’anima che fa profondamente soffrire, perché quando in un'individuo all’ipersensibilità si unisce l’intelligenza il mix è quasi letale.

Con dolorosa attenzione e scrupolosità, Debora Cappa scava nel suo animo adamantino e vulnerabile alimentandola una vena introspettiva spietata, minuziosa e precisa .

La poetessa dà il meglio di sé quando fa parlare esclusivamente il cuore evitando di sovraccaricare i versi di termini e aggettivi che rendono meno scorrevole la lettura. Almeno questa è l’impressione che si ricava da alcune sue poesie un po’ troppo ridondanti. Qualche ingenuità stilistica qua e là gliela si può sicuramente perdonare. Debora è giovane, ha tanto cervello e tanto cuore e la poesia è un percorso.

L’uso generoso di metafore e similitudini ne “Il Carnevale della vita” nutre un lirismo basato su immagini forti che sono lo specchio dei sentimenti dell’autrice. Tutto per lei è bianco o è nero. Non esistono le mezze misure per la sua emotività ricca ed estrema.

Nulla le sfugge: degli altri studia la mimica, ogni singolo gesto. Dall’ambiente circostante, come spugna, assorbe ogni impressione. Rileva le falsità, le contraddizioni altrui e lo fa in maniera quasi ossessiva e indubbiamente dolorosa.

Come vivere in una società nella quale non ci si rispecchia affatto? La poetessa cerca linfa vitale nella poesia, nel sogno e nella solidarietà. Solo così, almeno per un po’, può lenire le sue ferite, frutto della falsità, dell’inquietudine, dell’ingordigia e della violenza di un mondo che le appare sempre più estraneo.

“Il Carnevale della vita” è una raccolta che Debora dedica a una persona a lei molto cara, morta suicida per mancanza d’amore. Ed è sempre la ricerca di un amore negato che fa da filo conduttore a tutta la silloge, in un mondo in cui amare ed essere amati appare una chimera, l’ultima delle priorità per i più. Ma non può esserlo per un cuore sensibile come quello della poetessa che forse fin troppo ingenuamente coltiva il sogno dell’incontro ideale, come una bimba assetata di lieto fine. L’amore non è la risposta a tutto, ma può alleviare ferite, riempire vuoti, infondere il coraggio di vivere quando ci si vorrebbe lasciare andare alla deriva; quando guardandosi intorno, ormai privi dell’innocenza dell’infanzia, ci si accorge di quanto numerose siano le maschere e poche le persone. “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.”

Il carnevale della vita non è affatto allegro. Ci vuole pelo sullo stomaco per vivere o meglio per sopravvivere in un mondo fasullo e vuoto, se fasulli e vuoti non si è.

Da leggere.

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