"Senza far rumore" di Riccardo Castiglioni


Offre più di uno spunto di riflessione “Senza far rumore”, di Riccardo Castiglioni. Riflessioni sull’imprevedibilità della vita, sui suoi strani intrecci, su come il denaro, nella società odierna, compri tutto, perfino una nuova identità. Aprendo un caso di coscienza, suscita interrogativi sulla legittimità di ergersi a giustizieri, quando è in gioco la vita di un essere umano, sebbene si tratti di un ex assassino, pericoloso e perverso.

Comincio col dire che la figura di Antonio, insegnante di italiano, il protagonista, non ha riscosso le mie simpatie. Gusto personale, si intende. Antonio è caratterialmente debole, un uomo che la vita la subisce, pieno di dubbi, di insicurezze, di paure che all’improvviso, più per riscattarsi da questa condizione che per altro, compie una scelta molto forte, dalle conseguenze tragiche e irreversibili.

Ho apprezzato, invece, il personaggio di Lele, amico fraterno di Antonio: buono, semplice, altruista, dotato di un candore al limite dell’ingenuità e di sua madre, la vulcanica mammà, donna di origini meridionali, esuberante, sopra le righe, premurosa.

La trama è ben congegnata: a un inizio molto tranquillo seguono intrecci inaspettati e vicende da cardiopalma. Del giallo, “Senza far rumore” ha solo alcuni elementi: la lotta per la ricerca della verità, condotta dal protagonista, per svelare le innumerevoli bugie, dietro le quali si nasconde il colpevole; gli errori della società attuale, basata sulla sete di denaro e sulle apparenze, che stimolano il protagonista ad agire da solo, perché il colpevole venga punito.

L’autore sfoggia uno stile curato, ricco, a tratti, di termini antiquati, in disuso, che ben si sposa con la natura di Antonio, manierato e un po’ retrò.

Il finale si chiude a sorpresa, sottintendendo adrenalinici sviluppi, già presenti qua e là nella trama, che regalano alla storia qualche lieve sfumatura di thriller, facendo galoppare la fantasia del lettore. Sarebbe piacevole leggere il seguito di quest’opera, anche perché a personaggi come Lele e mammà non ci si può non affezionare.

Unico neo: qualche svista (termini ripetuti troppo spesso nel giro di poche righe), evitabile con una rilettura più attenta. Anche se va precisato che Riccardo Castiglioni, nell’insieme, dimostra una notevole padronanza della lingua italiana, qualità sempre più rara, in questi tempi in cui tutti si improvvisano qualcosa: anche scrittori. Non è un autore esordiente e lo si nota.




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