"La Deviazione" di Anna K.


“La deviazione” di Anna K. è un libro dalla prosa scorrevole, che si legge agevolmente. L’autrice ha impresso alla narrazione un ritmo vivace dimostrando, inoltre, di essere provvista di una notevole proprietà di linguaggio. Si fa fatica a credere che si tratti della sua opera prima: la trama è ben congegnata e i personaggi eccellentemente caratterizzati.

Il romanzo appartiene al genere erotico. Cimentandosi in questa prova, Anna K. riesce a trattare temi scabrosi evitando sia le cadute di stile che lo sconfinamento nella pornografia.

Il libro ha una particolarità: è autobiografico. Diviso in tre sezioni (“Me”, “La Deviazione”, “La Caduta”) narra la storia di una persona tranquilla, moglie e madre che, per curiosità, comincia a frequentare chat di incontri ritrovandosi coinvolta in qualcosa di più grande di lei.

Ciò che colpisce in maniera particolare è come la sua parabola discendente si verifichi in un lasso di tempo limitatissimo. Sono sufficienti due mesi perché la donna stravolga completamente il suo codice morale toccando il fondo del degrado.

A mano a mano che si addentra in territori proibiti e sconosciuti, va progressivamente allentando i freni inibitori, fino all’annientamento del senso del pudore.

Leggendo queste pagine mi è tornata in mente la frase di un noto film, in cui si parla della “teoria del piano inclinato”:

“Se mettete una pallina su un piano inclinato la pallina comincia a scendere, e per quanto impercettibile sia l'inclinazione, inizia correre e correre sempre più veloce. Fermarla è impossibile.”

Questo è proprio quanto avviene ad Anna che, in questa sua folle corsa verso il piacere nelle sue molteplici e più trasgressive versioni, sacrifica un’amicizia storica, mette a repentaglio il suo matrimonio e l’avvenire dei suoi bambini nonché la stima dell’amata suocera e soprattutto lede la sua dignità divenendo ostaggio di istinti che si trasformano presto in umilianti perversioni.

Quello di Anna è un percorso verso l’autodistruzione. La donna, presa dalla foga di provare nuove esperienze, diventa amorale, arrogante, bugiarda, presuntuosa. Delle sue qualità migliori sembra quasi non rimanere traccia.

Questo romanzo apre più di una riflessione: sulla fragilità umana e sull’egoismo che è alla base di tutti i mali.

Leggendolo, mi sono domandata chi si nasconda dietro il suo pseudonimo, ma l’alone di mistero che circonda la protagonista/autrice, lungi dal sottrarre fascino alla narrazione, coglie nel segno incuriosendo il lettore.

Anna K. sa, fra l’altro, descrivere con innegabile abilità e con poche incisive parole la sua esperienza che ha dell’incredibile: “Avevo pagato a caro prezzo il biglietto di quel viaggio e, come Ulisse aveva voluto assolutamente ascoltare il canto mortale delle Sirene, io adesso volevo assolutamente vedere l’isola proibita e le sue meraviglie, costasse quello che costasse.”

“Dopo tutta una vita in cui ero sempre stata stimata, considerata una madre e una donna esemplare, in un attimo e per una follia, avevo distrutto tutto.”

Non mi resta che augurarvi buona lettura.

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