"Quelle strane ragazze" di Daniela Alibrandi


Siamo all'inizio degli anni Novanta, il muro di Berlino è stato abbattuto da poco, l'assetto politico mondiale sta rapidamente cambiando e si sperimentano nuove forme di spionaggio. Nel quartiere romano Coppedè o Magico, come viene comunemente definito, sta iniziando una nuova giornata e attorno allo scrosciare della Fontana delle Rane si tessono le storie di diversi personaggi. Un uomo è solo in casa, deciso stavolta a riuscire nell'intento di togliersi la vita. Di fronte, in uno dei misteriosi edifici, alcune ragazze svolgono il lavoro di impiegate presso una prestigiosa organizzazione internazionale, coordinate dalla anziana segretaria del direttore. Le vite e i destini dei protagonisti si intrecceranno in modo imprevedibile, nell'osmosi di vicende mutevoli, che segneranno per sempre il loro percorso. Il quartiere quieto e suggestivo, con i suoi richiami onirici ed esoterici, fa da cornice alla trama.


Già a partire dalla trama il romanzo di Daniela Alibrandi si preannuncia particolarmente interessante.

I molteplici intrecci, i colpi, di scena, l’ambientazione in sé, avvolta da un velo di mistero, catturano l’interesse sin dalle prime battute. Con l'ausilio di una prosa scorrevole e di un periodare incisivo, la presenza di personaggi non banali e le vicende in bilico fra quotidianità ed eccezionalità creano un gioco di luci e ombre molto intrigante.

Daniela sa tessere abilmente la propria tela nella quale il lettore rimane piacevolmente impigliato. Le vicende delle strane ragazze, Flora, Eva, Roberta, Marina, impiegate presso una prestigiosa e ambigua organizzazione, commuovono e fanno adirare chi legge. La loro vita non è ciò che sembra, niente in realtà è ciò che sembra.

Il bene e il male lottano strenuamente fra di loro. Spesso è il secondo ad avere la meglio. Misteriosi disegni del destino uniti alla debolezza morale dei protagonisti danno vita a un mix esplosivo.

Sfogliando queste pagine, sembra di assistere alle vicissitudini dei vinti di verghiana memoria. Le protagoniste in cerca di riscatto si perdono definitivamente. Il destino deve fare il proprio corso, per quanto tragico esso sia. Niente lo può arrestare.

Non c’è nulla di inviolato e di inviolabile dietro facciate apparentemente tranquille e rispettabili. Prevalgono la bassezza morale, il mito del denaro facile, il sesso come strumento di potere. La violenza spinta fino alle estreme conseguenze irrompe sfociando in eventi tragici ancora più sconvolgenti perché inattesi.

La vita non fa sconti, Il male depone il suo seme confezionando ordigni a orologeria innescati, anche a distanza di decenni, dal combinarsi imprevedibile di circostanze fortuite. L’amore fa fatica a vivere pienamente, a esprimersi, a causa degli egoismi personali e di circostanze contingenti. Eppure solo nell’amore e nel caldo calore di una famiglia, come capirà alla fine Roberta, si può trovare rifugio dalle insidie di questa esistenza, sempre che il destino ci conceda il lusso di poterne godere.

Un romanzo sapientemente congegnato questo dell'Alibrandi, ricco di suspense e analisi psicologica, che spinge il lettore a riflettere sul sottilissimo filo che divide il bene dal male.


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