Recensione a "Il Corpo e la Terra" di Debora Cappa

“Il Corpo e la Terra” è una raccolta di Debora Cappa che colpisce per la musicalità dei versi e la poeticità dei contenuti.

Nel titolo della silloge il lettore può leggere un riferimento al contrasto fra la minuziosa descrizione del mondo circostante e dei suoi umori e la dimensione eterea dei sentimenti dell’autrice.

Con tocco sensibile, Debora ci conduce nel suo mondo interiore, nel quale persino il dolore ha una sua dolcezza sposandosi ora con la nostalgia di un perduto amore ora con la sofferenza per un gattino abbandonato.

Con struggente empatia, l’autrice spia la solitudine delle coppie abbrutite dalla routine, chiuse nelle loro abissali solitudini; con la stessa partecipazione emotiva ruba frammenti di vita altrui in spiaggia e si commuove dinanzi a certe reazioni del suo nuovo compagno perché l’amore può uccidere, ma anche sanare ferite; può togliere la fiducia, ma anche restituirla a chi credeva d’averla persa per sempre dopo una cocente delusione.


“Quanto tempo mi hai rubato con le tue promesse!

Per quanto ingenua

ho continuato

a sperare

di vederti apparire

quasi un miraggio

su una passerella di cemento.

Ora che la guardo

Mi stupisco di me stessa

della serenità

che mi dà

vedervi finalmente

un altro

al posto tuo.”


Fra le pagine di questa raccolta, Debora Cappa può commuoversi per l’abbandono di un gattino, per l'amorevolezza di una gazza, per il fastidio col quale viene trattato un venditore ambulante dimostrando come la sua raffinata sensibilità trovi un po’ ovunque spunti per accendersi. Ma ciò che più conta e che rende la sua silloge un’opera davvero ben riuscita è l’effetto che la poetessa riesce a produrre su chi legge facendolo gioire della sua stessa gioia o piangere della sua stessa sofferenza, in maniera del tutto naturale, senza dover ricorrere ad alcun artificio.

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