In memoria di Antonello de Sanctis e sul suo "Non si toccano le ali alle farfalle"


Il post odierno è ad alto contenuto emotivo.

Non lo dico tanto rivolta a voi, cari lettori, ma soprattutto a me stessa mentre mi accingo a copia-incollare dal web questa mia recensione scritta per Antonello meno di due mesi fa. Riesce difficile credere che un artista del suo talento non vivrà più su questa Terra allietandoci con i testi delle sue sognanti canzoni o con quelli letterari densi di poesia. Se n'è andato qualche giorno fa, come fece, qualche anno fa, prematuramente, la giovane poetessa sua amica Erica Stella Angelini. Con entrambi avevo intrattenuto via web contatti fatti di messaggi, accordi per interviste o recensioni. Non mi stancherò mai di ripeterlo: Antonello ha accompagnato gli anni della mia primissima infanzia con canzoni come "Anima mia" e "Due ragazzi nel sole". "Solo" per questo gli sarò eternamente grata. Dalla sua produzione artistica si evince che era un sensibile, un poeta, un raffinato artista, traboccante di emotività, di sentimento, capace di creare per sé e per gli altri mondi alternativi così magnifici da desiderare di soggiornarvi in eterno. Mi stringo al suo per me breve ricordo, fatto di qualche contatto, e, idealmente, all'immortalità del suo talento, mentre rileggo queste righe che parlano della sua ultima poeticissima prova letteraria, un inno alla vita, sempre splendida, pur con tutte le sue contraddizioni, le tristezze, ma anche le gioie e il patrimonio di memorie che ognuno di noi, viandante solitario, costruisce durante il suo passaggio su questo pianeta. Idealmente abbraccio la sua anima e quella di Erica, figurandomeli insieme, in una dimensione diversa, nella quale potranno dedicarsi alle loro due grandi passioni: la musica e la scrittura. Li immagino sorridenti e felici; li ricordo, pur nel loro fugace affacciarsi nella mia vita, generosi e creativi, persone che non si dimenticheranno a dispetto del trascorrere degli anni.

Recensione a "Non si toccano le ali alle farfalle" di Antonello De Sanctis


Se essere un poeta equivale a scorgere la straordinarietà proprio là dove l’occhio distratto dell’uomo”comune” non saprebbe ravvisarne nemmeno l’ombra, Antonello De Sanctis poeta lo è all’ennesima potenza. Con la sua prosa, avara di punti e ricca di virgole, ci regala fotogrammi di vita, impreziositi da uno stile elegante ed evocativo, in un rincorrersi di sogni, emozioni, sensazioni, frutto di esperienze e ricordi, perché è nel ricordo che la realtà indossa i suoi colori più belli, trasfigurando l’accaduto. La trama di questa ultima fatica letteraria di De Sanctis scorre sostenuta da un ottimo ritmo narrativo, e, sebbene le vicende narrate si riferiscano a eventi concreti e a una Roma reale, popolare, sanguigna e viva, il lettore, catturato dalla delicatezza espressiva dell’autore si sente spesso trasportato in un universo altro, fino ad aderire alle sensazioni del protagonista Francesco, vivendo i suoi stati d’animo come se fossero i propri. Lui, appunto, al pari di Antonello, da vero poeta dell’anima, sa vedere la bellezza in posti e persone insospettabili perché tutto osserva con lo sguardo soave del cuore. Il protagonista, Francesco, delicato e forte al contempo, orfano di padre e di madre, reca negli occhi una malinconia profonda che non gli impedisce comunque di vivere un’ adolescenza e una giovinezza ricca di esperienze, incontri, amori. Come chi, suo malgrado, ha tanto sofferto, sa andare oltre le apparenze, per cogliere il nocciolo di persone e situazioni, mirando dritto all’essenza. Eppure proprio lui, per primo, quando viene assalito dalla nostalgia, sembra sottolineare in punta di piedi l’autore, non dovrebbe scordarsi che la vita è solo un gioco, che perde chi trascura questo piccolo grande particolare. Un particolare che fa un’enorme differenza ché a prenderla sul serio, ci si può giocare il cuore, rimanendo schiavi del ricordo, flirtando con la nostalgia. La vita è assimilabile a una stupenda farfalla: ha colori meravigliosi, ma a volerla stringere fra le dita le si impedirebbe per sempre di volare. Il segreto risiede nel lasciar scorrere gli eventi, dopo averne succhiato il nettare, non trattenendoli, perché l’esistenza è continuo movimento: solo così essa potrà assomigliare a un volo variopinto, imprevedibile ma fantastico Ѐ un’opera venata di una malinconia sottile, quella di De Sanctis, poetica e struggente e al contempo avida di vita, come i testi di certe sue canzoni quali “Padre davvero”, “Due ragazzi nel sole”, “Anima mia”, solo per citare qualche titolo, che sarà certamente conosciuto ai più. La stessa capacità di esprimere intensamente le emozioni che si riscontra nelle sue “parole in musica”, la si ritrova anche in questa prosa, che mette ancora una volta a nudo la rara sensibilità di Antonello, capace come pochi di regalare incantevoli, suggestivi scorci di sognante poesia.

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