Errori ricorrenti (apostrofi, puntini di sospensione, punto interrogativo, punto esclamativo)

Proseguendo nell’analisi degli errori ricorrenti, va segnalato l’utilizzo dell’apostrofo con gli articoli indeterminativi.

Un altro errore che mi è capitato di riscontrare nel corso della revisione dei manoscritti è l’utilizzo dell’accento al posto dell’apostrofo sulle vocali maiuscole: E’(errato) al posto della forma corretta È.

Sempre riferendomi alla mia esperienza, l’uso di puntini di sospensione (…) abbonda nei testi, quando, invece, andrebbe limitato ai seguenti casi:

  1. per esprimere perplessità, imbarazzo o per sottintendere qualcosa alludendovi;

  2. per segnalare la presenza di parti omesse in una citazione;

  3. per creare le pause in un discorso;

  4. prima di una battuta di spirito;

  5. per sostituire le lettere mancanti in parole che, se scritte per intero, risulterebbero volgari;

  6. collocati all’inizio, per segnalare la prosecuzione di un discorso precedente rimasto in sospeso o, alla fine, per indicare un discorso che rimarrà a metà.


Nei manoscritti degli autori esordienti spesso si verifica l’utilizzo smodato, oltre che dei puntini di sospensione, di punti interrogativi e/o esclamativi.

Esempi: «Dove vai???» (Forma errata. Ne basta uno di punto esclamativo); «Vieni qua!!!»

In più, i punti esclamativi andrebbero utilizzati solo per esprimere ordini e stupore o frasi pronunciate urlando e limitati all’interno dello stesso discorso.

Vanno evitati anche i discorsi diretti infarciti di punti esclamativi, tendenza che pare molto diffusa.

Un esempio dell’utilizzo inappropriato del punto esclamativo nel discorso diretto è il seguente: «C’è molto da fare, oggi, come ti ho già accennato prima! Dopo andiamo al centro commerciale insieme! Prendiamo la macchina per arrivarci!»

Questi punti esclamativi non vi sembrano inadeguati al contesto?




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