"L'uomo di Selo e altre solitudini balcaniche" di Damiano Gallinaro


“L’uomo di Selo e altre solitudini balcaniche” è una silloge di racconti, frutto della creatività di Damiano Gallinaro, che ha come protagonista l’ex Jugoslavia, il suo mondo, le sorti dei migranti, ma anche la guerra, l’amore e la vita stessa.

Questa raccolta ha una particolarità: inizia e comincia con il medesimo racconto “L’uomo di Selo” che nella sua prima versione all’interno della silloge è stato riveduto e corretto per adattarlo ai parametri di un concorso. Nella seconda, a chiusura dell’opera, consta di una premessa molto poetica e toccante, nella quale il Fiume e la Terra, dotati di un’anima, partecipano alle vicende stesse degli umani. Vicende di sangue e di morte, in queste righe, che rimarcano il contrasto fra la bellezza e l’armonia della natura e l’orrore del conflitto. “Le guerre continuarono. Gente senza cuore si sostituì ad altra gente senza cuore” afferma senza mezzi termini Damiano Gallinaro.

Nel secondo racconto dal titolo “Liberami”, l’ambientazione è sempre balcanica, ma sono le emozioni di due ex innamorati a farla da padrone. L’amore è sempre incontro di due solitudini che si annullano vicendevolmente per lasciare spazio a un noi cancellando di colpo tristezza e malinconia.

Nel terzo racconto, “Stazione d’arrivo”, la protagonista, la slava Danuta, è emblema di tutte le migranti che lasciano la loro terra per intraprendere un viaggio della speranza, affrontando l’ignoto, rischiando molestie e violenze. Gallinaro ne riproduce gli stati d’animo, la malinconia, la paura, il profondo senso di solitudine, spingendo indirettamente con la sua vis narrativa il lettore a immedesimarsi in lei, nelle sue sensazioni.

Di nuovo la guerra nel quarto racconto, “Rotaie”, in cui l’autore si conferma narratore di emozioni dando vita a un nuovo struggente affresco di umanità. Protagonista un bimbo di Svaty Jur, la cui infantile spensieratezza viene spazzata via di colpo dall’invasione nazista, nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Nel quinto “Aspettando l’alba a Banja Lucas” l’amore domina prepotentemente la scena. Anche in questo caso, facendo ritorno dal passato, come una parentesi si inserisce all’improvviso nella normalità di una vita che ha preso altre strade, strade che si potrebbero rinnegare solo provocando del dolore ad altri. Toccante e poetica la lettera che il protagonista maschile, Matias Gerber, scrive all’amata ritrovata, prima del congedo definitivo da lei.

Il sesto racconto è un omaggio al portiere Lionel Charbonnier. Vi si ricorda un suo errore che fu fatale al Parma impedendone la qualificazione alla Coppia dei campioni. Apparentemente non se ne coglie il nesso con gli scritti precedenti: non è una storia balcanica e non narra nemmeno di guerra. Il tema che fa da collante a questa storia con altre contenute nella silloge, in realtà, è quello della solitudine. A qualunque razza apparteniamo siamo sempre soli davanti alla sconfitta, al dolore, alle vicissitudini della vita, fino a quando qualcosa o qualcuno non ci viene in soccorso, che si tratti dei tifosi della propria squadra, di uno sconosciuto, di un ex amore o della fede, come nel caso di Danuta, in "Stazione d'arrivo".

Ne “Le voci della città” torna il tema dello spirito dei luoghi che ritroveremo anche nell’ultimo racconto, versione originale di “L’uomo di Selo”. Pure la città ha un’anima la cui voce è soffocata dalla frenesia odierna dalla “follia della civiltà”. Un suo sogno: di pace, di amore, di tolleranza, di giustizia. Bisogna calarsi all’interno di se facendo silenzio per recuperare questa voce.

Proprio un viaggio all’interno di sé l’autore compie mettendosi a nudo in “Empatia”. Esponendo coraggiosamente le piaghe dei suoi dolori, delle delusioni, delle ferite subite, che contribuirono ad acuire la sua sensibilità rendendolo sommamente empatico, perché solo chi ha veramente sofferto può descrivere in maniera toccante il dolore altrui, solo chi ha conosciuto gli abissi della solitudine sa dare importanza all’amore e nell’amore rinascere a nuova vita donandosi al mondo.

Una raccolta ricca di sensibilità questa di Damiano Gallinaro, che alterna l’introspezione a uno sguardo attento e acuto sul mondo, sulle sue brutture, individuando motivi di speranza nelle situazioni più disparate e disperate.

L’amore, la solidarietà, la fede, la natura, la riscoperta della propria essenza più vera si offrono come antidoti alla condizione di solitudine dell'essere umano, descritta da Gallinaro con mano sicura e una buona dose di pathos. L'universo emotivo dell’autore e dei suoi personaggi si rivela in tutta la sua forza, come motore propulsore dell’intera silloge.

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