I verbi, questi sconosciuti


A partire da oggi, il mio blog si arricchirà di contenuti relativi alla revisione dei manoscritti. Effettuerò una sorta di excursus sugli errori più frequenti da me riscontrati nelle opere che mi sono state affidate perché le correggessi. La prime esperienze in questo campo le ho maturate lavorando come editor e correttrice di bozze, prima presso una casa editrice locale e, in seguito, presso la redazione di un quotidiano, dove mi occupavo di "cucina redazionale", oltre che della redazione e impaginazione degli articoli. Duro lavoro, ma qualcuno doveva pur farlo...

Sette anni fa, (come vola il tempo!), navigando in rete, mi imbattei in un sito dedicato al self-publishing. Sono un'autrice, la scrittura è la mia passione da sempre. Da quando avevo otto anni, per la precisione.

Proprio su quel sito, cominciai, con genuino entusiasmo, a commentare romanzi di altri autori. Di lì a poco aprii un blog e, da allora, cominciò in maniera quasi casuale la mia avventura in questo mondo, che mi condusse a occuparmi dei libri degli esordienti/emergenti. Iniziai a recensirli, a pubblicizzarli aprendo un piccolo canale web, a presentarli dal vivo, oltre che a correggerli. Dedicandomi ai primi manoscritti, un particolare mi balzò subito all'occhio... Venni frequentemente colpita da un dettaglio non trascurabile, vale a dire dall'uso di tempi verbali diversi all'interno dello stesso periodo o capitolo. In quest'ultimo caso la variazione può essere giustificata solo dalla presenza di episodi legati al passato (flashback). Una volta scelto un tempo verbale è d'obbligo mantenerlo, anche se per esigenze narrative, sono, invece, corrette e quindi più che ammissibili variazioni a livello di tempi verbali fra un capitolo e l'altro. Purtroppo questo è un errore in cui un autore esordiente si imbatte di frequente.

La risposta che in genere l'editor riceve è: "Ho scritto di getto, senza farci caso. Perché è grave?" Sì, si tratta di un errore grave perché il testo deve avere una caratteristica sopra tutte: l'uniformità.

Altro punto dolente relativo all'uso dei verbi è rappresentato dalla loro coniugazione. Innanzitutto date un'occhiata al post in apertura d'articolo.

Vi fa sorridere, indignare, arrabbiare? Quanti post sgrammaticati si incontrano in rete? Se siete semplicemente degli utenti dei social network, forse non ci farete caso più di tanto, ma se il vostro obiettivo è la pubblicazione e desiderate acquisire credibilità come scrittori, non potete commettere errori del genere. Avete un dubbio sulla forma corretta di un participio, di un passato remoto o di qualsiasi altro modo verbale? Consultate il dizionario della lingua italiana e, se proprio non ne avete uno, ricorrete a quelli on line. Non fatevi giocare dei brutti tiri dalla pigrizia! Se si diffonderà la voce che volete farvi apprezzare come scrittori, ma non conoscete la lingua italiana, tutto ciò che otterrete sarà coprirvi di ridicolo e nessuno, davvero nessuno, vorrà spendere nemmeno un centesimo per acquistare i vostri libri.

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