"La stanza vuota" di Giulia Madonna


“La stanza vuota”, opera prima di Giulia Madonna, narra una storia d’amore, intrisa di colpi di scena, passioni e grandi emozioni.

Il sentimento che lega i due protagonisti è intenso e tormentato. Rotture, tradimenti, rappacificazioni, intrighi mettono a dura prova Elena e Adriano che si attirano e respingono come calamite.

L’autrice è particolarmente abile nel descrivere l’amore nei suoi molteplici aspetti evidenziandone, al contempo, forza e fragilità.

A un certo punto della narrazione, ci mostra quanto sia fuori luogo e ingiusto giudicare le coppie clandestine applicando il metro della morale corrente, senza andare oltre le apparenze, facendo di tutta l'erba un fascio. Il vero amore nel suo impeto non guarda in faccia a niente e a nessuno e può far soffrire, ma è anche capace di lasciar andare l’amato, se è consapevole che la sua felicità è altrove.

In questo senso, Lea, moglie di Adriano, rappresenta un raro esempio di comprensione e ampiezza di vedute, forza d’animo e positività. Ci dimostra come il verbo amare si coniughi con l’inclinazione a vedere le ragioni dell’altro anteponendo il suo bene al nostro.

In una società, individualista, superficiale e distratta da mille stimoli, nella quale la durata di un matrimonio è una grande scommessa, Giulia affronta con umanità e rara delicatezza il tema delle famiglie allargate, luoghi accoglienti e deputati alla crescita non solo dei minori ma anche e soprattutto degli adulti. Banco di prova della loro tolleranza e maturità.

Là dove c’è stima e rispetto fra ex coniugi, è possibile riscrivere gli equilibri, ricomporre i dissidi, eliminare gelosia e risentimenti nell’interesse non solo dei più piccoli ma di tutti. Un divorzio può in tale contesto assumere una valenza positiva spingendo chi vi è coinvolto a evolvere, accantonando orgoglio e sentimenti negativi in nome di un’armonia ritrovata, di un nuovo inizio. Come ricorda un antico proverbio orientale, di Lao Tse: “Ciò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo lo chiama farfalla.”

Niente nella vita avviene a caso, ci ricorda saggiamente l’autrice in questa storia, scorrevole, caratterizzata da un buon ritmo narrativo, (ma dallo stile ancora un po’ acerbo tipico di un’opera prima), tanto meno il dolore se lo si accoglie con umiltà e apertura di spirito. La chiusura di un rapporto ci obbliga a rimetterci in gioco e a capire che la vera felicità non consiste nel possedere l'altro perché nessuno ci appartiene, soprattutto se non è felice di rimanere con noi. Una rottura ci rende liberi di ricominciare cercando chi davvero sarà felice di amarci.

Giulia Madonna lancia un messaggio particolarmente valido in una società come quella attuale dove separazioni e divorzi hanno sempre più spesso epiloghi tragici e cruenti. L'altro non è un oggetto, così come il legame non è un bene materiale che ci spetta di diritto e che nessuno e niente devono osare sottrarci. L'amore, corrisposto o meno, deve essere vissuto come uno strumento di evoluzione animica. Questo è il senso più vero e profondo di tale sentimento. Solo così una volta esaurito il compito della coppia, questa potrà dare ancora buoni frutti convertendo l'amore di un tempo in un affetto costruttivo, evitando di trasformare i figli in strumenti di ricatto e di innescare una catena di negatività e dolore che potrebbe durare anche una vita intera.


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