Recensione a "Benzine" di Gino Pitaro


“Benzine” di Gino Pitaro è un libro di cui si apprezza subito il ritmo incalzante, la prosa scorrevole e coinvolgente, il linguaggio giovanile e immediato, a tratti, colto e ricercato. Voce fuori dal coro, originale e intelligente, Gino Pitaro ha il coraggio di guardare in faccia le italiche brutture chiamandole con il proprio nome, senza indorare la pillola al lettore, senza proporre ipocrite scappatoie a buon mercato.

Leggendo il suo romanzo si medita sulla realtà attuale, ci si arrabbia, ci si interroga e, infine, si rimane spiazzati per il finale che arriva inaspettato a troncare una narrazione che si vorrebbe non finisse mai.

Tanti sono i temi che l’opera affronta e fra questi: la crisi economica, il precariato, l’inefficacia dei movimenti studenteschi, la mancanza di sbocchi per i laureati, lo sfruttamento della forza lavoro, il pendolarismo e i suoi disagi, il conflitto fra ideali e realtà, i rapporti fra politica e mafia, l’emarginazione.

I personaggi di “Benzine” si muovono in una Roma invivibile e multietnica, circondata da una periferia quasi surreale, disastrata e caotica. Difficile non sospettare che nel colto e ironico Luigi, ricercatore universitario, impiegato a giorni alterni in un call center, non si nasconda per certi aspetti, sotto mentite spoglie, lo stesso autore.

Il libro potrebbe forse essere classificato come “romanzo di denuncia sociale”, se all’ improvviso non assumesse i connotati di un giallo con tanto di colpi di scena, rapimenti e caccia al colpevole.

Va detto che il bello di quest’opera risiede nella sua diversità.

Non risponde a uno stereotipo, “Benzine”, sfugge a qualsiasi classificazione, non aderisce a un cliché. Non è adatto a chi è in cerca di evasione e storie consolatorie. Prende il lettore e gli sbatte in faccia la cruda realtà lasciandogli il compito di rifletterci su, di porsi domande e darsi risposte. Eppure l’autore, fra tanto realistico disincanto, sa anche sorprenderci regalandoci momenti di inaspettata poesia, mostrandoci come la salvezza in un mondo ostile, spietato e privo di certezze, nel quale nemmeno gli amici sono quelli che crediamo, la troviamo nella poesia dell’altruismo puro. Nel gesto fatto per uno sconosciuto in difficoltà, nella partecipazione emotiva alle vicende di sfortunati, poveri estranei, improvvisati compagni di un viaggio reale ma anche metaforico: quello della vita. Scomodi e fastidiosi agli occhi dei più, ma non di chi, nel suo cuore “ammalato di poesia”, in un mondo sempre più disumano, sa riconoscerne l’umanità.

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