Recensione a "La più bella realtà" di Imma Pontecorvo


“La più bella realtà” è un racconto lungo, ultima fatica di Imma Pontecorvo, nel quale viene affrontato lo spinoso e purtroppo sempre attuale tema della tossicodipendenza. Protagonista della storia una ragazza che, schiacciata da un inutile e ingiusto senso di colpa, complici le cattive compagnie, scivola inavvertitamente nel tunnel della dipendenza da una sostanza sintetica, l’ecstasy, estraniandosi dalla realtà.

L’autrice, con un linguaggio semplice e immediato, ma anche poetico e ricco di similitudini, ci introduce nel mondo di Marta ed è molto abile nel mostrarci la differenza fra la vita ricca di soddisfazioni che la ragazza avrebbe potuto condurre e quella povera di qualsiasi contenuto che si ritrova a vivere in seguito all’ingresso della droga nella sua esistenza.

Sottolinea anche come “la realtà” di chi è schiavo di certe sostanze sia priva di valori: amicizia, amore, compassione, solidarietà, tutto scompare cancellato da questa insidiosa e devastante presenza.

La protagonista, a mano a mano che la sua dipendenza si acuisce, recide ogni rapporto significativo creandosi una dimensione alternativa che restringe sempre di più il suo raggio d’azione mettendo a repentaglio più volte la sua giovane vita.

Tramite questo racconto, Imma Pontecorvo ci mostra anche quali sono i valori e gli strumenti che promuovono la rinascita, facendo sorgere nel tossicodipendente la volontà di uscire da una situazione pericolosa e da una condizione abbrutente che lo rende insensibile a tutto ciò che di buono e di bello è presente nell’esistenza.

Questa storia suggerisce anche come le dipendenze trovino terreno fertile nella fragilità caratteriale di chi le sperimenta e quanto sia pertanto importante coltivare volontà, autostima e positività e, nei momenti di dolore, aprirsi agli affetti più cari, se necessario, anche a un supporto specialistico anziché lasciare che la sofferenza ci divori togliendoci ogni prospettiva.

Questa è un’opera particolarmente istruttiva che andrebbe diffusa nelle scuole per educare i giovani al rispetto di se stessi, della propria salute psico-fisica mostrando i terribili effetti della droga e la facilità con la quale se ne può diventare schiavi, quasi senza accorgersene. La droga modifica in peggio il carattere di chi ne è schiavo rendendolo apatico, indifferente al richiamo degli affetti più veri, profondamente egoista e autodistruttivo.

Ne “La più bella realtà”, Imma Pontecorvo, con la consueta delicatezza e l’efficacia narrativa che la contraddistingue, ci ricorda che dono meraviglioso sia la vita. Sta solo a noi saperlo accogliere degnamente attribuendogli il giusto valore per farne il nostro personale capolavoro

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